Il Professor Guido Vettorazzo incontra le classi seconde del C.F.P. di Rovereto

Ha festeggiato il novantatreesimo compleanno raccontando agli allievi di due classi seconde la sua esperienza durante l'Operazione Barbarossa, quando appena ventunenne il fascismo lo inviò sulle rive del Don a combattere il nemico sovietico. Ma le coincidenze non finiscono quì, giacché lo stesso giorno del '43 ricevette il più bel regalo che potesse desiderare, un treno che, dopo la tragica ritirata che costò la vita a migliaia di soldati dell'Armir, lo riportò in patria.Novantatrè anni intensi, quelli vissuti dal professor Vettorazzo, ma un piglio da ragazzino, che ha tenuto col fiato sospeso I cinquanta allievi che hanno seguito con straordinario interesse la sua testimonianza, tenutasi presso la sede di Rovereto martedì 12 marzo 2014. Dopo una breve introduzione del professor Trinco, che lo conosce da anni, Vettorazzo ha raccontato la sua esperienza, partendo dalla descrizione del periodo in cui è cresciuto, quel ventennio sancito dal motto “credere, obbedire combattere” che non poteva che crescere generazioni di ragazzi votati alla guerra, che partirono come fosse la cosa più normale del mondo, addirittura entusiasti di un'esperienza che avevano conosciuto anche i loro genitori. Ma il fonte russo, il gelo, i carri armati sovietici, la crudeltà dei commilitoni tedeschi e anche la misericordia delle donne russe, disponibili a dissetare i soldati in ritirata, che rappresentavano pur sempre un esercito invasore, li avrebbero fatti rientrare in patria molto cambiati, e, come è noto, purtroppo, decimati.È raro riuscire a suscitare un interesse così vivo negli adolescenti per la storia, ma se non basta un' esperienza straordinaria, ecco che la ciliegina sulla torta è stata il racconto di un personaggio straordinario.